Tedesco

Avvicinarsi alla scultura rappresenta, nel rapido dinamismo dell’arte contemporanea, la chiave di volta per imparare a comprendere il messaggio personale dell’artista e il suo mondo interiore.

Più della pittura, la scultura riesce a cogliere nei repentini mutamenti dello stile di un’epoca “ l’esprit de jeunesse”, l’ansia di un rinnovamento radicale e rivoluzionario capace di interpretare fino in fondo il linguaggio dell’artista.

Tra gli scultori contemporanei, che meglio evidenziano la nuova evoluzione dell’arte, Alfonso Frezza è l’interprete di un’originale ricerca stilistica sulla scia del neosperimentalismo plastico. Alla base dell’evoluzione artistica dello scultore si fondono varie esperienze: dalla formazione scolastica del gusto estetico presso l’Istituto Statale d’Arte di Torre del Greco alla scelta dell’elemento plastico come espressione peculiare negli anni di studio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, fino alla consacrazione e alla diversificazione di nuove tipologie, che vanno dai miti classici del Mediterraneo più rilevanti del Nord Europa.

L’elaborazione della materia si unisce ad una ricerca di interiorizzazione, che porta l’artista ad esemplificare il dato oggettivo.

La forma diventa essenziale e non nasconde il processo creativo, ma al contrario lo esalta attraverso linee pure e ben definite, che incidono lo spazio rivelandone la profonda metamorfosi. L’immagine non ha una valenza puramente esteriore, ma si qualifica in una complessa elaborazione della dinamica creativa che parte dal quotidiano per arrivare alla sua essenza più profonda. E’ un distacco dalla realtà che diviene il tormento esistenziale di lasciare il mondo delle “apparenti sostanze”. Lo scultore lascia libero l’intuito creativo per permettere una fruibilità massima dell’opera: tutte le interpretazioni sono possibili e l’interrogativo primario non è “che cosa?” ma “perché?”. Le prime opere dell’artista evidenziano, nell’armonia della composizione, la lezione dei classici. Il mondo antico è solo un modus operandi, il punto di partenza per dar vita alle illusioni di un’umanità “divina”.

Sotto il guscio esteriore classicheggiante s’avverte un’ansia sottile, una ricerca senza fine, un microcosmo di interiorità inespresse. Come in un antico rituale, il segno tangibile della volumetria ricompone l’immaginario collettivo, comunica un “segno”, si fa portavoce di una coscienza profonda e l’opera si mostra in tutta la sua compiutezza di messaggio di verità.

I temi preferiti dallo scultore sono quelli della grande tradizione figurativa, modelli classici reinterpretati in chiave moderna.

L’uomo e la donna sono visti dall’artista con una sensibilità senza pari, capace di superare il meccanicismo della materia per avviare ad un’essenzialità difficilmente raggiungibile da altri. Le immagini si chiudono nel bozzolo di un mondo univoco per identità visiva e, nello stesso tempo, multiforme per svariate interpretazioni date dalla mente.

Se l’occhio contempla la scarna, ma possente volumetria del reale, la mente può spaziare nelle molteplici regioni del possibile. In tal senso l’opera d’arte non è, ma diviene di continuo. Le opere dello scultore testimoniano nella loro evoluzione il cammino verso il dominio della materia, semplice simulacro della realtà apparente.

 

A cura della dott.sa Teresa Somma

Alfonso Frezza